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VALDIOLA

Vicino a San Severino, c’è una località costituita da un piccolo gruppo di case rurali che prende il nome di Valdiola. Dalla fine di ottobre 1943, si era stabilita lì per ragioni di sicurezza la banda Mario, in seguito allargatasi e divenuta I° Battaglione Mario, guidato dal comandante Mario Depangher.

Le numerose azioni svolte dai partigiani durante i primi mesi del ’44 e il muoversi del fronte con il necessario ripiegamento tattico verso nord, indussero i nazifascisti ad organizzare un vasto piano di rastrellamento nell’intera provincia maceratese e, quindi, anche nella zona del monte San Vicino. Nella giornata del 24 marzo si scatenò la cosiddetta ≪battaglia di Valdiola≫.

Nella notte tra il 22 e il 23, i partigiani del ≪Mario≫ insieme a un reparto del ≪Cingoli≫ si trovavano al campo di lancio n° 2 a Poggio San Romualdo, dove era stato effettuato dagli alleati un lancio di armi, munizioni e vestiario. Il tutto fu poi distribuito tra i gruppi e trasportato ai distaccamenti e al magazzino adibito a Valdiola. La marcia di ritorno, tra la neve e l’esplosivo che trasportavano, fu tutt’altro che semplice (Mari 1965, p.169).

Nella tarda notte tra il 23 e il 24, giunse l’allarme di un imminente attacco proveniente dalla direzione sud. Quattro battaglioni misti di fascisti e tedeschi, oltre 2000 unità, armati di mortai, mitragliatrici e fucili mitragliatori, nonché di una radio trasmittente, stavano avanzando tra le montagne.

L’esercito nazista attaccò i partigiani su un fronte molto vasto: i reparti avanzavano da Matelica su Braccano, da Castelraimondo su Gagliole e da San Severino su Chigiano. La prima postazione a cadere fu quella di Braccano e a seguire fu la volta di Roti, dove perse la vita il capitano partigiano Salvatore Valerio. La caduta di Roti lasciò scoperta la località di Valdiola, nella quale avevano ripiegato gli uomini del battaglione Mario.

A causa della sua posizione geografica, Valdiola non poteva essere difesa da un attacco così massiccio, cosicché i partigiani si ritirarono sulle colline circostanti, impegnando il nemico per l’intera giornata e rendendogli difficile l’avanzata. Ma la pressione tedesca era estremamente dura, tanto che l’esercito riuscì ad occupare alcune case di Valdiola e le bruciò, senza fortunatamente provocare vittime civili. Il comandante Depangher ricorda: ≪La lotta è in campo aperto: i boschi nudi, le macchie spoglie, la neve sulle alture, rendono troppo visibile ogni nostro movimento. Eppure grossi nuclei partigiani, con violente azioni di fuoco di armi automatiche pesanti e con improvvisi attacchi ravvicinati con bombe a mano e mitra, attaccano il nemico da tutte le parti. Solo verso le 13 i tedeschi riescono a scendere a valle e ad occupare le quattro case che costituiscono Valdiola≫ (Piangatelli 1985, p.99).

Nel frattempo, un’altra colonna dell’esercito tedesco proveniva da Serra San Quirico e dalla valle del fiume Musone incontrando anche lì la resistenza partigiana, dato che alcune staffette erano state inviate a Poggio San Vicino per chiedere l’intervento dei distaccamenti della zona. I reparti ≪Nino≫ e ≪Salvatore≫ si disposero nei pressi di Frontale, facendo fronte al nemico da nord, mentre il gruppo ≪Cingoli≫ ed il ≪Paolo≫ si posizionarono a difesa delle strade che da Frontale si dirigono verso Chigiano.

Sulla collina del Castellano, sopra Chigiano, era impegnato il gruppo Porcarella, comandato dal ten. Agostino Pirotti. Mentre l’offensiva tedesca sul Musone veniva fermata, i partigiani del gruppo Mario avanzarono in contrattacco venendo in aiuto di Pirotti e dei suoi uomini.

Dopo aver combattuto durante tutto il giorno, a notte ormai giunta, i gruppi Mario, Porcarella e Cingoli riuscirono ad ottenere la ritirata nazifascista. Il tentativo tedesco di disperdere e annientare le bande partigiane della zona del San Vicino fallì.
L’esercito nazifascista contò numerosi caduti tra cui il comandante della spedizione. Dall’altra parte si ebbero 12 partigiani feriti, tra i quali il comandante Paolo Orlandini, e 20 morti tra combattenti e civili. Nella battaglia persero la vita cinque uomini del gruppo Porcarella, i quali furono allineati davanti la chiesa del cimitero di Frontale; sei partigiani del gruppo Paolo - Franco Stacchiotti, Piero Graciotti, Lelio Castellani, Giuseppe Paci, Umberto Lavagnoli e Augusto Filippi - che vennero torturati e falciati a colpi di mitra contro il parapetto del ponte di Chigiano e gettati nel sottostante greto del Musone; e infine una figura esemplare del battaglione, il russo Josip Dimitrov, fucilato presso la frazione di Corsciano.

Nel mese successivo, si dispiegò una seconda ondata di rastrellamenti, che interessò di nuovo la zona di Valdiola. Era il 26 di aprile quando, dopo uno scontro con un gruppo di partigiani del Battaglione Mario, i tedeschi uccisero alcuni componenti della famiglia Falistocco, che abitavano in una delle poche case rimaste in piedi dopo la battaglia del 24 marzo: catturarono i quattro uomini e alla presenza del resto della famiglia li fucilarono dando poi fuoco ai corpi. Don Ferdinando Gentili ricorda che: ≪La scena più terribile fu quando i carnefici appiccarono il fuoco al pagliaio e le vittime bruciarono tra le fiamme. Le due mamme e le due giovanette ebbero la forza di accostarsi ai morti per liberarli dal fuoco. Le vittime non furono potute trasportare se non dopo 5 giorni ed in questo frattempo gli uccisori commisero altro delitto col ritornare più volte sul posto passare attraverso i cadaveri e rubare la rimanenza del poco vino scampato dall’incendio≫ (Ribelli per amore 2005, p.89).

Anche alcuni partigiani furono catturati e uccisi nel corso di questa ondata di rastrellamenti, mentre altri morirono in combattimento. L’azione fu condotta dai nazifascisti con grande spiegamento di mezzi e di uomini: furono infatti impegnati contingenti di paracadutisti della divisione Goering, truppe alpine della divisione Fuhrer, battaglioni delle SS e reparti italiani. Sul fronte partigiano, oltre il Battaglione Mario, furono interessati diversi battaglioni e distaccamenti: il Capuzi, il Vera, il Ferro.

 


Frammento di intervista a Paolo Orlandini, comandante del gruppo partigiano “Paolo”, è stato uno dei protagonisti della battaglia di Valdiola. Il video è tratto dalla raccolta ARCHIVI DELLA RESISTENZA.

 Bibliografia
Anpi "Medaglia d'Oro Capitano Valerio" (a cura di), Ribelli per amore. I sacerdoti marchigiani nella Resistenza, [S.l. : s.n.] 2005.
Anpi San Severino Marche, La Resistenza a San Severino. Testimonianze, stampa 1993.
Comitato Cittadino Celebrazioni Ventennale della Resistenza (a cura di), La Resistenza in San Severino Marche (8 settembre 1943-1 luglio 1944), Bellabarba, San Severino Marche 1965.
G. Mari, Guerriglia sull'Appennino. La Resistenza nelle Marche, Argalìa, Urbino 1965.
G. Piangatelli, Tempi e vicende della Resistenza a San Severino Marche, ANPI, Macerata 1985.

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