
VALDIOLA
Le numerose azioni svolte dai partigiani durante i primi mesi del ’44 scatenarono un attacco violento da parte dei nazifascisti. Il 24 marzo 1944, circa 2000 soldati tedeschi armati di mortai, mitragliatrici ed autoblinde, effettuarono un’energica azione di rastrellamento nella zona del monte San Vicino. L’esercito nazista attaccò i partigiani su un fronte molto vasto: i reparti avanzavano da Matelica su Braccano, da Castelraimondo su Gagliole e da San Severino su Chigiano.
La prima postazione a cadere fu quella di Braccano e a seguire fu la volta di Roti, dove perse la vita il capitano partigiano Salvatore Valerio. La caduta di Roti lasciò scoperta la località di Valdiola, nella quale aveva ripiegato il reparto partigiano del I Battaglione Mario, guidato da Mario Depangher. A causa della sua posizione geografica, Valdiola non poteva essere difesa da un attacco così massiccio, cosicché i partigiani si ritirarono sulle colline circostanti impegnando il nemico per l’intera giornata, attaccando con mitra e bombe a mano, ma la pressione tedesca era estremamente dura, tanto che l’esercito riuscì ad occupare alcune case di Valdiola e le bruciò, senza fortunatamente provocare vittime civili. Nel frattempo, un’altra colonna dell’esercito tedesco proveniva da Serra San Quirico e dalla valle del fiume Musone incontrando anche lì la resistenza partigiana, dato che alcune staffette erano state inviate a Poggio San Vicino per chiedere l’intervento dei distaccamenti della zona. Il gruppo Cingoli, con i reparti “Nino” e “Salvatore”, si dispose a Frontale per bloccare l’avanzata nemica, mentre il gruppo Paolo, guidato da Paolo Orlandini, si scagliò a protezione delle strade che da Frontale si dirigono verso Chigiano. Sulla collina del Castellano, sopra Chigiano, era impegnato il gruppo Porcarella comandato dal ten. Agostino Pirotti. Mentre l’offensiva tedesca sul Musone veniva fermata, i partigiani del gruppo Mario avanzarono in contrattacco venendo in aiuto del gruppo di Agostino fortemente impegnato ad impedire l’avanzata nemica. Dopo aver combattuto durante tutto il giorno, a notte ormai giunta, i gruppi Mario, Porcarella e Cingoli riuscirono ad ottenere la ritirata nazifascista.
Il tentativo tedesco di annientare le bande partigiane della zona del San Vicino fallì. L’esercito nazifascista contò numerosi caduti tra cui il comandante della spedizione, mentre tra i partigiani si ebbero 12 feriti, tra i quali il comandante Paolo Orlandini, e le perdite subite furono di circa 20 morti tra combattenti e civili. Nella battaglia persero la vita cinque uomini del gruppo Porcarella, i quali furono allineati nella chiesa del cimitero di Frontale. Sette partigiani del gruppo Paolo, che erano rimasti a presidio del magazzino di Chigiano, furono fatti prigionieri, sei di essi: Franco Stacchiotti, Piero Graciotti, Lelio Castellani, Giuseppe Paci, Umberto Lavagnoli e Augusto Filippi vennero torturati e falciati a colpi di mitra contro il parapetto di un ponte e gettati nel sottostante greto del Musone; i tedeschi obbligarono il russo Jossin Dimitroff ad assistere all’uccisione dei suoi compagni e poi lo fucilarono verso Corsciano.
Frammento di intervista a PAOLO ORLANDINI, comandante del gruppo partigiano “Paolo”, è stato uno dei protagonisti della battaglia di Valdiola. Il video è tratto dalla raccolta ARCHIVI DELLA RESISTENZA.