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 TOLENTINO

Situata al centro della vallata del Chienti, Tolentino ha da sempre rappresentato un punto di riferimento economico e culturale per tutti i piccoli paesi circostanti, un luogo di incontro tra la zona costiera e quella montana. Con alle spalle una lunga esperienza di lotte, di lavoro e di vivacità culturale, l’antifascismo durante il regime e la resistenza durante l’occupazione tedesca apparvero per la cittadina quasi come uno sbocco inevitabile. Difatti subito dopo l’8 settembre si costituì attorno a Tolentino, prima in frazione San Giuseppe e poi a Carpignano, una banda partigiana, formata da giovani del luogo e da ex prigionieri evasi dal campo di Sforzacosta. Il comando fu affidato al noto antifascista tolentinate Pacifico Nerpiti. Sostenuta anche dal CLN e dal Gap tolentinati, la banda svolse fin da subito numerose azioni di prelevamento di armi e rifornimenti alimentari. Tuttavia, alla fine di dicembre il gruppo si sbandò in seguito al ferimento di Nerpiti nel corso dell’ammutinamento da parte di alcuni elementi stranieri della banda.

Si ricostituì nel mese di gennaio, con il nome di gruppo “201” e sotto il comando del tenente Emanuele Lena. Acciaio, come lo soprannominarono i suoi uomini, era originario di Ragusa e all’8 settembre si trovava in servizio in Piemonte come ufficiale di artiglieria. Cercando di far ritorno a casa, si era fermato a Tolentino dove aveva una sorella suora del Carmelo e lì fu subito notato per la sua determinazione. Con l’arrivo del ten. Acciaio il gruppo si trasferì nella zona di Fiungo, nei pressi di Fiastra, e la sua organizzazione ricevette un’impronta nuova. Da allora incominciò un periodo di grande attività, soprattutto con azioni di disturbo e sabotaggio del traffico tedesco e fascista nella zona compresa tra Tolentino, Serrapetrona e Caldarola.

Originari di Tolentino erano molti dei giovani che furono uccisi il 22 marzo 1944 a Montalto di Cessapalombo, nel corso di un rastrellamento e di una efferata esecuzione da parte di un reparto del Battaglione M – IX Settembre, inquadrato nella divisione tedesca Brandenburg. Quella tragedia segnò in modo indelebile la comunità tolentinate, che perse d’improvviso la sua meglio gioventù. In seguito all’eccidio di Montalto, il gruppo 201 subì un momentaneo sbandamento, ma si ricostituì repentinamente con il nome di “201 volante”, ad indicare che da allora più che mai avrebbe proseguito nella sua strategia di guerriglia, senza ammettere alcuna forma di attendismo. Il 15 aprile 1944, dopo il fallito tentativo di sequestrare il capo della provincia Ferazzani e la cattura e l’uccisione dei due amici e partigiani Livio Cicalè e Giuseppe Biagiotti, Acciaio scomparve misteriosamente. Sulla sua scomparsa nacquero numerosi racconti, anche dai tratti leggendari. Probabilmente intercettato fu posto di fronte alla scelta dell’arruolamento nella Rsi o della deportazione in Germania. Preferì restare in Italia e circa un mese dopo era istruttore delle SS italiane al centro di reclutamento di Cremona. Qui, secondo un rapporto di polizia dell’ottobre 1944 “in collaborazione con le formazioni partigiane svolgeva fattiva propaganda antifascista e favoriva la fuga dei soldati dalla caserma”; inoltre una testimonianza dice come si adoperasse “presso i soldati per farli disertare dalle SS con tutti gli armamenti”. Venne presto scoperto e imprigionato. Morirà l’8 novembre 1944 ucciso da una raffica di mitra mentre tentava la fuga da un treno. Dopo l’allontanamento del comandante Acciaio, il gruppo 201 volante fu riorganizzato sotto la guida del tenente Tòto Claudi nel battaglione Buscalferri.

Nel maggio del 1944 vi fu una intensa attività di sabotaggi, specie lungo la statale 77. Inoltre Tolentino, diventata punto di riferimento dell’attività partigiana che ruotava intorno a una serie di paesi come San Severino, Matelica, Castelraimondo, Belforte sul Chienti e Serrapetrona, si ritrovò al centro dell’attenzione dei comandi nazisti e fascisti.

Nel mese di giugno venne interrotto ripetutamente il transito tra la via Flaminia di Tolentino e le vallate del Fiastrone e del Piastrella. I tedeschi si trovarono in difficoltà e furono costretti a ripiegare nella vallata del Fiastrella e a procedere con grande lentezza nel loro cammino verso Macerata, ostacolato però dalla presenza delle formazioni Vera, Nicolò, Capuzzi, Fazzini, Buscalferri, 1° maggio e i Gap di San Severino, Tolentino, Caldarola, Corridonia.

Tolentino fu liberata il 30 giugno 1944 dai partigiani del Buscalferri insieme ai soldati del Cil. Alla città di Tolentino furono conferite la medaglia d’argento al valor civile e al valor militare con la seguente motivazione: ≪Fedele ad una superba tradizione di gloria e ad una incrollabile fede patriottica, Tolentino attraverso mesi di cruente lotte in zone piatte e in zone montane, rese più aspre da un rigido inverno, fu senza tregua centro e cuore della provincia di Macerata sempre in primissima linea nella lotta partigiana. Dall’inizio alla fine del nobile movimento offrì alla sua organizzazione clandestina armi, munizioni e soprattutto il sangue dei suoi figli migliori perché la patria ritornasse a vivere una vita di libertà e di pace. 9 settembre 1943 – 30 giugno 1944≫.

 

Bibliografia
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E. Casadidio, Livio Cicalè. Eroe della Resistenza, Tolentino, Scuola ricerca 1. Circolo didattico Tolentino, aprile 1982.
N. Cavarischia, Ricordi di una staffetta, Un Punto Macrobiotico, Macerata 2011.
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V. Gianangeli, F. Torresi (a cura di), Dai documenti la storia. 1943-1944 Anni duri a Macerata e dintorni, Il Labirinto, Macerata 2004.
L. Pasquini, N. Re (a cura di), I luoghi della memoria. Itinerari della Resistenza marchigiana, Il lavoro editoriale, Ancona 2007.

 

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