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SERRAVALLE di CHIENTI

Data la sua posizione sugli Appennini, a Serravalle di Chienti si avvicendarono diverse formazioni partigiane delle Marche e dell’Umbria. La più nota è la banda di Serravalle, guidata dal comandante Venanzio Penna e dal commissario politico Libero Vannucci.
Sulle motivazioni della sua scelta di Resistenza, Penna dichiara: ≪ …esse per me, come del resto penso per la maggioranza dei giovani della mia generazione, non furono di natura ideologica e politica, ma legate agli eventi contingenti e pratici, anche se fortemente ideali≫ (Piccioni – Mulas, 2004, p.42). Ufficiale del V Reggimento di Artiglieria, all’8 settembre si trovava a Laurana in Istria. Dopo alcuni giorni di attesa e spaesamento per la mancanza di ordini autorevoli da seguire, Penna e altri due ufficiali riuscirono ad ottenere un salvacondotto per raggiungere Trieste. Da lì attraverso un treno merci raggiunse poi Falconara, Fabriano, Castelraimondo e infine Camerino: il 19 settembre si trovava a casa, a Serravalle del Chienti. Ricorda di essersi reso subito conto che la vita nel paese non era più la stessa che aveva lasciato: ≪Era passato più di un anno dalla mia partenza per il militare e l’aria che si respirava era profondamente diversa≫ (Piccioni – Mulas, 2004, p.45).

Dopo l’armistizio molti prigionieri slavi del campo di internamento di Colfiorito erano riusciti a scappare, spargendosi tra le campagne e le località limitrofe. Ne arrivarono molti anche a Serravalle e nelle sue frazioni, e il primo impulso di Penna, insieme a Gino Cugna, fu quello di aiutare questi uomini: promossero una raccolta di mezzi e di aiuti anche finanziari, offrirono loro una sistemazione presso alcune famiglie o edifici adatti ad ospitarli, come la casa dei Paparelli a Copogna o la casa dei Santarelli a Serravalle. Nel frattempo cominciavano a diffondersi le prime voci e i primi manifesti che ordinavano ai giovani di leva e ai militari disertori di presentarsi ai distretti. Fu così che nel palazzo dei Paparelli, dove erano stati sistemati quattro montenegrini e tre sloveni, si aggiunse anche qualche giovane di Copogna e di Serravalle intenzionato a disertare. Questo fu il nucleo originario di quello che successivamente la storiografia definirà “il gruppo di Serravalle”, contraddistinto tra i reparti della Brigata garibaldina Spartaco come il Distaccamento 205.
 

La prima questione che il gruppo partigiano dovette affrontare fu naturalmente la ricerca delle armi, che riuscirono ad ottenere disarmando la caserma dei carabinieri di Serravalle e di Pioraco. Tra ottobre e novembre sorsero anche una serie di problemi con un alcuni dei partigiani slavi, ritenuti troppo indisciplinati e inclini alla violenza. Per questo vennero stabilite alcune regole generali cui tutti i membri del gruppo si sarebbero dovuti attenere, tra cui lasciare deposte le armi nel palazzo Paparelli e ritirarle solo quando si usciva in perlustrazione, oppure attaccare alle spalline o al berretto non una stella rossa bensì un tricolore. Penna ricorda che intorno al mese di dicembre il suo gruppo avesse raggiunto un buon grado di organizzazione: avevano stabilito dei turni di guardia su un’altura, da cui era possibile dominare la strada di accesso a Copogna dalla parte di Serravalle e da cui era facile dare l’allarme senza essere visti; inoltre disponevano di pistole lanciarazzi per le segnalazioni e di altri equipaggiamenti con cui difendere e offendere.

Alla metà di gennaio giunse a Copogna il Colonnello Annibale: ≪…si presentò come comandante militare per incarico del CLN delle Marche. Veniva per prendere cognizione della nostra forza, dell’entità del nostro equipaggiamento ed armamento, e per informarci sulle operazioni. Cenò con noi del gruppo e si discusse sulle responsabilità del comando e delle possibilità di collegarsi ad altri gruppi della zona, sostenne la necessità di stabilire un contatto costante tra le varie formazioni per poter agire di concerto e diventare così più efficienti ed incisivi≫ (Piccioni – Mulas, 2004, p.51-2). Durante quell’incontro la banda di Serravalle elesse ufficialmente comandante Venanzio Penna e commissario politico Libero Vannucci.
 

La prossima volta che Penna rivide di persona Annibale fu nel carcere di Macerata. Difatti il primo era stato arrestato per un banale imprevisto, il 17 febbraio 1944, sotto le mura di San Filippo, a Camerino, mentre il secondo venne catturato nella sua abitazione di Ancona. Il comandante Annibale, dopo una breve permanenza a Macerata e nel campo di Fossoli, venne deportato a Mauthausen, dove morì il 5 maggio 1945. Dopo l’arresto di Penna, il comando del gruppo di Serravalle passò nelle mani di Ruggero Mancini, maestro elementare e studente di materie letterarie all’Università di Camerino. Era anche lui soprannominato “Annibale”.
 

Dopo il suo arrivo, i partigiani operarono diverse azioni di sabotaggio e di disturbo nei confronti dei tedeschi, alimentando in loro il senso di minaccia e di rivalsa. Così, nella notte del 10 marzo 1944, militi tedeschi, probabilmente aiutati da una spia locale, assaltarono la casa dove erano ospitati i patrioti a Copogna di Serravalle. Furono tratti in arresto tre ex prigionieri inglesi, il sottotenente “Annibale” Mancini e Angelo Piancatelli, di Castelraimondo. Mentre gli inglesi riuscirono a fuggire il 29 aprile dal carcere giudiziario di Macerata, dove erano stati trasferiti, gli altri due, trovati in possesso di armi, furono fucilati dai fascisti del Battaglione M all’esterno delle mura del cimitero di Camerino, il 17 marzo successivo. Al prete che tentò di fermare la fucilazione, il tenente comandante rispose che era ≪impossibile, perché era necessario dare una lezione e purgare finalmente la provincia≫. Anche lo stesso Mancini protestò indignato all’annuncio dell’esecuzione: ≪Che cosa ho fatto per meritare questa condanna? Ho fatto solo il mio dovere. Voi fucilate me. Ma fuori ci sono tanti altri compagni che mi vendicheranno≫ (Giacomini, 2008, p.189). Volevano sparargli alla schiena, lui pretese la fucilazione al petto. Verrà insignito della medaglia di bronzo al valor militare.
 

Tra il 13 e il 14 marzo 1944 i nazifascisti risalirono la vallata con un’imponente colonna di autocarri e rastrellarono nuovamente la zona intorno a Serravalle. Numerosi uomini vennero arrestati e quattro di essi, Domenico Conversini, Adriano Paolini, Agelio Sfasciotti e Alpinolo Presenzini, riconosciuti come partigiani, furono passati per le armi. Un Notiziario della GNR del 3 aprile diceva: ≪Le operazioni di rastrellamento da parte di reparti germanici e battaglione “M” nella zona del Camerinese (Serravalle, Copogna di Serravalle, Muccia, Visso, Castel S. Angelo, Pievetorina, Esanatoglia) hanno dato buoni risultati. Parecchi i morti ribelli, qualche fucilazione già effettuata, circa una ventina di prigionieri e parecchie armi catturate≫ (Giacomini, 2008, p.202).
 

Serravalle fu liberata il 16 giugno.

 

Bibliografia
AA.VV., Tolentino e la resistenza nel Maceratese, Accademia Filelfica, Tolentino 1964.
G. Boccanera, Sono passati i tedeschi. Episodi di guerra nel Camerinese, Camerino, ristampa a cura dell’Università degli studi, 1994.
R. Giacomini, Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche 1943-1944, Affinità elettive, Ancona 2008.
L. Piccioni - A. Mulas, Per la memoria della Resistenza nel Camerinese, Arte Lito, Camerino 2004.
 

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