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ROVETINO - CASTEL DI CROCE
 

L’offensiva nazifascista del marzo 1944 cominciò dal sud della regione. Fu la banda Paolini, costituita da molti giovani originari di San Benedetto del Tronto, la prima ad esserne investita, nella zona di Rovetino e Castel di Croce. Piccola frazione di Rotella, Rovetino si trova sul versante nord del monte dell’Ascensione, da dove si potevano condurre rapidi azioni nelle vallate vicine dell’Aso e del Tesino. Dal mese di gennaio si era stabilita nella zona la banda del sottotenente della finanza Gian Maria Paolini, mentre un suo distaccamento, affidato al sottotenente degli alpini Settimio Berton, si era posizionato nell’altra frazione di Castel di Croce.

La mattina del 9 marzo del 1944, colonne tedesche e militi fascisti si mossero alla volta di Rovetino seguendo quattro direttrici di marcia: da Santa Vittoria in Matenano a nord, da Montalto Marche ad est, da Force ad ovest e da Venarotta a sud. In questo modo i partigiani si ritrovarono accerchiati dal fuoco nemico. Le condizioni metereologiche erano avverse: la fitta neve rendeva difficili gli spostamenti e la visibilità. I partigiani risposero tuttavia con coraggio causando un iniziale sbandamento tra i tedeschi. Poi, comprendendo che non ce l’avrebbero fatta a lungo, cominciarono a risalire verso l’Ascensione e Castel di Croce.

L’attacco fu sferrato verso mezzogiorno, il combattimento durò quasi tre ore e i partigiani lasciarono sul campo un solo uomo, il patriota addetto alla mitragliatrice: Gino Capriotti, detto “Saltamacchia”. Con la sua mitragliatrice frenò l’avanzata del nemico, ma dopo un’ora di fuoco venne colpito a morte. Intanto il comandante Paolini con i suoi uomini erano riusciti a sottrarsi all’accerchiamento, spostandosi in località Vigneto. I nazifascisti non seguirono i partigiani su per le montagne, ma sfogarono la loro furia incendiando alcune case e, una volta sopraggiunti a Rotella, terrorizzarono la popolazione sparando all’impazzata. Poi, il giorno successivo i tedeschi lasciarono la zona dell’Ascensione e si diressero a Pozza di Acquasanta.

Il 12 marzo tornarono ad attaccare la banda Paolini, questa volta nella zona di Castel di Croce. I partigiani riuscirono ancora una volta a frazionarsi in piccoli gruppi e a sottrarsi con azioni di attacco e ritirata all’accerchiamento, infliggendo anche gravi perdite al nemico. Tra i partigiani morirono Livio Danesin e Antonio Tauro, catturati e fucilati davanti al casale Ubaldi, e Mario Mazzocchi, ferito alle gambe e finito con un colpo di pistola alla tempia. Pochi giorni dopo, l’offensiva tedesca toccò Montemonaco, con una manovra che prevedeva l’aggiramento di tutta la zona compresa tra Montegallo e le sorgenti del Tenna.
La banda frazionatasi in seguito allo scontro, si ricostituì dopo alcune settimane per l’iniziativa di Bruni e di altri comandanti, visto che il tenente Paolini era stato intanto fucilato.


Bibliografia
M. G. Battistini, C. Di Sante (a cura di), Fascismo e Resistenza nel Piceno, Ascoli Piceno, Istituto Statale d'Arte "Osvaldo Licini", Ascoli Piceno 2003.
R. Giacomini, Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche 1943-1944, Affinità elettive, Ancona 2008.
G. Mari, Guerriglia sull'Appennino. La Resistenza nelle Marche, Argalìa, Urbino 1965.

 

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