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PETRIOLO

Nel Comune di Petriolo fu creato un campo di internamento civile femminile dopo l’evacuazione di quello di Treia, nel dicembre del 1942. Fu utilizzata a tal fine la villa di proprietà della famiglia Savini-Brandimarte, detta anche "La Castelletta". L’edificio si trovava a circa due chilometri da Petriolo e poteva ospitare fino a sessanta persone, sebbene il numero massimo che raggiunse fu quello di 28 internate. Il campo era presieduto da una Direttrice, aiutata da un sanitario e da personale inserviente.

Vi trovarono posto donne straniere in prevalenza inglesi, ma vi erano anche americane, francesi ed ebree. Nonostante la struttura fosse precaria e i lavori di ristrutturazione fossero stati eseguiti male, le condizioni di vita erano migliori che in altri campi della zona. Le internate ricevevano una diaria di Lire 8 e potevano spostarsi liberamente nel territorio comunale.

Dopo l’8 settembre 1943 vi confluirono molte internate provenienti dal campo di Sforzacosta. Ma già alla fine del mese di ottobre il campo di Petriolo venne chiuso. Le internate furono ospitate inizialmente da famiglie del posto e continuarono a ricevere 50 Lire mensili per l’alloggio.

Bibliografia
R. Cruciani (a cura di), E vennero... 50 anni di libertà (1943-1993). Campi di concentramento, prigionieri di guerra, internamento libero nella Marche 1940-1945, Cooperativa Artivisive, Macerata 1993.
C. S. Capogreco, I campi del duce. L'internamento civile nell'Italia fascista (1940-1943), Einaudi, Torino 2004.

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