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MONTEMONACO

 

   Dopo Rovetino, i rastrellamenti tedeschi del marzo del ’44 continuarono nella zona di Montemonaco. L’obiettivo era di aggirare tutta la zona compresa tra Montegallo e le sorgenti del Tenna, area nella quale operavano gli uomini del battaglione Batà, la cui azione si spingeva a sud fino ad Amandola, Comunanza e lungo le valli dei fiumi Tenna e Aso.

   Il 17 marzo una colonna di tedeschi partì da Ascoli alla volta di Montemonaco. La colonna lungo la strada si divise in due per accerchiare il paese: alcuni risalirono il corso dell’Aso con direzione Foce, gli altri proseguirono per Amandola e Montefortino dividendosi a loro volta in due schiere: una seguiva la strada provinciale per Montemonaco, l’altra risaliva a Mezzacosta passando per Madonna dell’Ambro; quest’ultima colonna a causa della neve tornò a Montefortino, lasciando così un provvidenziale varco ai partigiani verso il fiume Tenna e l’Infernaccio. Il 18 marzo, durante la notte, gli abitanti di Montemonaco vennero avvisati da una staffetta dell’avanzata tedesca, ma le armi non erano sufficienti per affrontare lo scontro, pertanto alcuni abbandonarono il paese, altri vennero catturati ed ammassati sotto il loggiato del municipio. Montemonaco era ormai in mano ai tedeschi, la popolazione terrorizzata cercò rifugio nelle montagne.

panorama di Montemonaco   La mattina a Tofe venti partigiani partiti nella notte da Montemonaco, affrontarono la colonna tedesca che avanzava. Dieci vennero catturati, malmenati e fucilati sotto un albero al bordo della strada. Ma il loro intervento salvò gli uomini di Foce e rese possibile ad altri di ripiegare per Valle Grascia verso Montegallo, dove il gruppo di Bruno De Santis e dei fratelli Roiati li accolse. Alla fine dello scontro si contavano decine di morti tra i partigiani e i nazifascisti. A seguito di un combattimento, il 18 marzo, i tedeschi catturarono nelle vicinanze di Tofe di Montemonaco, dieci uomini con le armi in mano e, dopo averli picchiati e seviziati, li fucilarono.

 

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