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MATELICA

 

Nei pressi di Matelica si formò il gruppo “Roti”, il quale partecipò a numerosi sabotaggi, ad aperture di silos e granai, ad attacchi contro i tedeschi. Il 27 novembre 1943, i nazifascisti effettuarono un rastrellamento a Matelica e nella vicina Braccano: arrestarono il tenente Baldini, comandante del gruppo “Roti”, ed altri patrioti, tra cui il prof. Simonetti e Carlo Crescimbeni. monumento ai caduti di BraccanoIl 9 dicembre, il gruppo “Eremita” attaccò la colonna del capo della Provincia Ferrazzani, il quale si recava a Macerata per prelevare il comandante del gruppo, Cingolani, tenuto prigioniero nelle carceri cittadine. L’agguato fallì e nello scontrò morì un partigiano, il siciliano Rosario Santoro. Il 25 febbraio si ebbe un nuovo scontro con una colonna fascista, l’obiettivo era catturare il segretario del fascio, ma durante la sparatoria perse la vita il partigiano Giovanni Sciamanna. Ulteriori vittime si ebbero negli scontri a fuoco con i nazifascisti nel mese di marzo, persero la vita i partigiani Terenzio Terenzi, Dino Serracchiani, Fulgo Teofani, Umberto Sciamanna e Antonio Morigerato. L’avvenimento più noto della Resistenza a Matelica è, però, l’eccidio di Braccano, nel quale si ebbero 7 vittime. La liberazione di Matelica avvenne ad opera del gruppo Mario, che entrò in città con le truppe alleate il 1° luglio 1944.

 

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