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MATELICA

Dopo l’8 settembre, molti soldati di stanza a Matelica si rifugiarono nelle campagne circostanti, trovando l’aiuto della popolazione. Anche molti giovani matelicesi, in seguito ai bandi di leva, scelsero di allontanarsi dalle proprie famiglie e nascondersi sui monti, piuttosto che mettersi al servizio dei nazifascisti. In questo modo anche a Matelica, come in molte altre parti d’Italia, ebbe inizio la Resistenza. Si costituirono tre gruppi partigiani a breve distanza l’uno dall’altro, appartenenti tutti al 1° Battaglione “Mario” della Brigata “Garibaldi” con sede in Ancona. C’era il gruppo “San Fortunato” nella località di San Fortunato di Poggeto, a nord di Matelica; il gruppo “Eremita”, sul monte Gemmo presso Esanatoglia; e il gruppo “Roti” sotto il monte Canfaito, ad est di Matelica.

Quest’ultimo aveva una formazione piuttosto eterogenea: nel mese di ottobre contava una ventina di italiani, una decina di ex prigionieri inglesi e slavi, e qualche somalo. Il gruppo si rifugiò prima sul monte San Vicino poi a Roti, piccola frazione di Matelica, dove c’era un antico monastero benedettino che divenne la base delle loro operazioni. Roti era anche un importante punto strategico poiché da lì si poteva controllare tutta la strada che da Matelica porta a Braccano, sua frazione, ed era una zona ideale anche perché circondata da una fitta boscaglia in cui ci si poteva rifugiare nei momenti di pericolo. Il CLN di Matelica, che si era costituito subito dopo l’armistizio, nominò comandante del gruppo partigiano il tenente Giuseppe Baldini, un ufficiale che aveva combattuto in Russia.

Come per tutti gli altri gruppi, nei primi mesi vi erano due necessità impellenti di cui occuparsi: trovare armi per combattere e procurarsi vettovagliamento sufficiente. Braccano divenne il centro di rifornimento dei partigiani. Lì infatti vi macellavano vitelli destinati all’ammasso. Il 25 ottobre 1943 i partigiani di Roti e di Valdiola si recarono a Villa Spada, frazione di Treia, per prelevare un’ingente quantità di armi. Dopo qualche giorno prelevarono dalla stazione ferroviaria di Matelica centinaia di munizioni. Invece il 20 novembre, aprirono a Matelica i magazzini dell’ammasso, dividendo il grano con la popolazione.

Nell’ottobre 1943 accadde un episodio significativo per comprendere il fenomeno della delazione. Il comandante Giuseppe Baldini venne informato da un giovane di Matelica che in un paese vicino c’era una spia al servizio dei nazifascisti. Allora Baldini insieme ad un ufficiale inglese, travestiti da tedeschi, si presentarono a casa della spia, che li accolse cordialmente. Tanto credeva di essere di fronte a degli ufficiali nazisti che confidenzialmente gli fece vedere dove teneva nascoste delle armi e un lasciapassare firmato dal console Eugenio Caradonna. Inoltre svelò loro che a Braccano stavano nascosti i partigiani e che un prete, don Enrico Pocognoni, svolgeva per loro opera di informatore e collaboratore. Quando i due rivelarono la loro vera identità, l’uomo tremò dalla paura. A quel punto fu condotto a Roti e tenuto prigioniero dentro un grande silos, mentre i partigiani si consultavano sul da farsi. Gli slavi del gruppo volevano che fosse fucilato, invece il comandante Baldini e gli inglesi erano contrari, come lo fu anche don Pocognoni quando venne a saperlo. Alla fine il prigioniero fu liberato dopo esser stato pesantemente redarguito e invitato a lasciare la zona. Dopo un paio di settimane l’uomo fece ritorno spontaneamente a Roti e portò ai partigiani del lardo e dell’olio.

Dopo le svariate azioni di disturbo del gruppo, si fece sentire la reazione del potere nazifascista. All’alba del 27 novembre 1943 Matelica fu occupata e circondata da centinaia di fascisti. I cittadini furono radunati nella piazza e alcuni partigiani come il tenente Baldini e il professor Gualtiero Simonetti, vennero arrestati. Nel pomeriggio fu effettuata una spedizione a Braccano, irruppero nella chiesa e nella casa parrocchiale devastandole. Non riuscendo a trovare don Pocognoni, già allontanatosi, i militi presero come ostaggi sua madre e sua sorella, che furono condotte a Macerata e interrogate dal capo della provincia Ferazzani. La sorella fu liberata un paio di giorni dopo con il compito di convincere il fratello a presentarsi al comando di Macerata, dove venne minacciato di morte se avesse continuato a prestare la sua opera a favore dei partigiani.

Il 27 novembre sembrò porre fine all’esperienza partigiana, infatti seguì un periodo di sbandamento in seguito ai fatti descritti e per la partenza degli inglesi e degli slavi. Ma alla fine del gennaio 1944, con il ritorno di Simonetti, reduce dalle prigioni di Ancona, il gruppo Roti si riorganizzò. Occuparono la villa Ilari, su un’altura di fronte alla parrocchia, e nuovi renitenti alla leva si unirono al gruppo. Verso la fine di febbraio si presentò l’occasione per recuperare nuove armi: all’aeroporto di Jesi prelevarono delle mitraglie in dotazione agli aerei. Ai primi di marzo aprirono il magazzino dell’ammasso di Braccano. Dopo qualche giorno cercarono di recuperare il bestiame destinato all’ammasso, ma il muggito dei bovini mise in allerta una piccola guarnigione tedesca, scatenando una sparatoria.

La mattina del 22 marzo il gruppo “Eremita” si trasferì a Poggio San Vicino perché era venuto a conoscenza di un lancio che stava per essere effettuato dagli inglesi e sperava in un rifornimento di armi e munizioni. Così in quei giorni, tra Roti e Braccano, era rimasto un esiguo numero di partigiani. Per il 24 marzo fu organizzata un’operazione di rastrellamento di tutte le forze partigiane presenti nella zona del monte San Vicino: Frontale, Elcito, Valdiola, Roti, Braccano. In quest’ultima località i tedeschi ipotizzavano fosse il comando dei partigiani. E proprio lì si scagliò la violenza più barbara, causando la morte del parroco don Pocognoni e di cinque giovanissimi partigiani, in quello che la memoria popolare ricorda come “eccidio di Braccano”.

La liberazione di Matelica avvenne da parte delle truppe alleate, formate da soldati neozelandesi ed inglesi dell’8° Armata, il 2 luglio 1944.

 

Bibliografia
Comune di Matelica (a cura di), La Resistenza a Matelica e i fatti di Braccano 1943-1944, stampa, Matelica 1984.
Comitato di Braccano (a cura di), La Resistenza in Braccano di Matelica : 8 settembre 1943-24 marzo 1944, stampa, San Severino Marche 1968.
V. Conti, A.Mulas (a cura di), Nuovi contributi per la storia della Resistenza marchigiana, Affinità elettive, Ancona 2002.
S.M. Enrico Mattei, L'eccidio di Braccano ed altri fatti della Resistenza nel territorio di Matelica e di Esanatoglia (ricerca didattica), Matelica 1995.
R. Giacomini, Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche 1943-1944, Affinità elettive, Ancona 2008.
G. Mari, Guerriglia sull'Appennino. La Resistenza nelle Marche, Argalìa Editore, Urbino 1965.
 

 

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