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JESI

Dopo l’8 settembre, a Jesi, venne costituito un ufficio politico fascista con il compito di ricercare e far conoscere l’attività dei partigiani dell'Appennino centrale, di conseguenza nella zona iniziarono ad organizzarsi le prime bande e i GAP cittadini. Numerosi furono nei mesi successivi gli episodi di violenze contro i fascisti della zona alle quali puntualmente facevano seguito esecuzioni e rastrellamenti di partigiani e di civili. Il 26 aprile 1944 ci funerali dei 7 giovani uccisi a Montecapponefu un rastrellamento in contrada Piandelmedico che causò la morte di un giovane e nella campagna iesina, nella zona di Castelrosino, vennero uccisi cinque contadini, appartenenti a due famiglie della zona, i Carbonari e i Nicoletti. Il 20 giugno i tedeschi, nel corso di un rastrellamento, catturarono una trentina di giovani e li condussero verso villa Armanni, in contrada Montecappone; giunti alla villa vennero interrogati e bastonati, poi furono rimessi tutti in libertà tranne sette giovani che furono considerati partigiani e vennero condannati a morte. Vennero fucilati nel vallone a poche centinaia di metri dalla villa.

Durante la ritirata verso il nord i tedeschi devastarono gli stabilimenti industriali della zona o parte di essi affinché gli alleati arrivando trovassero tutto distrutto: la partigiani jesinifabbrica di marmellate Vallesina di Montecarotto, lo zuccherificio, le fonderie, le distillerie, la cartiera Albanesi ed altri stabilimenti furono incendiati o abbattutti. L’8 luglio iniziò la battaglia per la liberazione di Filottrano; la zona di Jesi fu travolta dalla ritirata tedesca e dal passaggio del fronte che di lì a pochi giorni portò alla liberazione delle città dell’interno. Dopo la liberazione di Cingoli e di Chiaravalle (che avvenne a poche ore di distanza da quella di Ancona), il fronte avanzava verso Santa Maria Nuova che fu liberata il 19 luglio. Quello stesso giorno sulla collina di Montegranale si combatté a lungo tra uomini dell’avanguardia alleata e uomini della retroguardia tedesca, si trattava di una collina importante perché apriva il varco verso la città di Jesi, la quale venne liberata il giorno successivo, il 20 luglio 1944, dagli alpini del CIL (Corpo italiano di liberazione).

 

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