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SERVIGLIANO

   Il campo fu edificato per i prigionieri della prima guerra mondiale, era collocato appena fuori del paese, lungo la via per Amandola e vicino alla stazione ferroviaria. Alla fine della prima guerra fu adibito ad altri usi, ma verso la fine del 1940 fu nuovamente riorganizzato per ricevere i prigionieri della II guerra mondiale. Con l’arrivo del Corpo di Guarnigione, il 5 gennaio 1941 venne definitivamente riaperto. Per questioni di spazio fu deciso di limitare la capacità di ricezione a circa 2000 posti. Il campo era sottoposto alla giurisdizione del IX Corpo d’Armata e diretto dal colonnello Annibale Bacci. Inizialmente vi furono detenuti i prigionieri greci, ma, dal febbraio 1942 al settembre 1943, venne occupato da britannici, americani e francesi. Nello stesso luogo erano ospitati anche internati civili che alloggiavano presso famiglie che mettevano a disposizione camere in affitto. La situazione nel campo rimase pressoché invariata fino all’8 settembre 1943, quando i prigionieri di guerra temendo l’arrivo dei tedeschi, riuscirono a fuggire disperdendosi nelle campagne e nei paesi vicini, dove rimasero nascosti, aiutati dalla popolazione, fino al giugno del 1944. L’internamento degli ebrei a Servigliano iniziò nell’ottobre del 1943 dopo il rastrellamento dei primi 41 ebrei nell’ascolano. Dopo la prima fase in cui la struttura venne gestita dai tedeschi, furono gli italiani ad occuparsi della direzione del campo e dei successivi arrivi di prigionieri. Dei circa 110 ebrei presenti nella provincia dopo l’armistizio, quasi tutti furono arrestati. Nel gennaio del 1944 vi arrivarono anche ebrei provenienti da Frosinone e da Teramo e nei mesi successivi giunsero nel campo anche 245 anglo-maltesi di Arquata e  Acquasanta. Nonostante i numerosi arrivi, la struttura che poteva ospitare fino a duemila prigionieri risultava in gran parte inutilizzata e per questo motivo una buona parte dei materiali di casermaggio presenti a Servigliano furono inviati a Fossoli. Le condizioni di vita dei prigionieri erano pessime. Nell’aprile del ‘44 una decina di ebrei riuscirono a fuggire, mentre la maggior parte dei prigionieri, prevalentemente donne, bambini e anziani, rimasero nel campo, nonostante la sorveglianza, garantita dai carabinieri, fosse insufficiente per mancanza di personale. La situazione cambiò quando il 3 maggio gli alleati bombardarono il campo creando una breccia nel muro di cinta e la distruzione di alcune baracche. segno della breccia aperta nel muro di cinta del campoMolti internati fuggirono riversandosi nelle vicine campagne e nell’abitato, ma solo una ventina di ebrei riuscirono ad evitare la cattura, gli altri furono presi e deportati dai tedeschi a Fossoli. Prima della liberazione a Servigliano erano ancora presenti tutti gli anglo- maltesi, gli ebrei trasferiti dal campo di Corrosoli e un gruppo di cinesi provenienti dal campo di Isola del Gran Sasso, situati entrambi in provincia di Teramo. Il 25 maggio e il 7 giugno vi furono due incursioni di partigiani effettuate dal gruppo Decio Filipponi, che consentirono agli ebrei di uscire dal campo, ma molti di loro spaventati e spaesati fecero ritorno dentro le mura del campo. Gli alleati erano vicini e il 25 giugno l’intera zona venne liberata. Il campo di concentramento di Servigliano rimase attivo anche dopo la fine della guerra, inizialmente per ospitare circa ottomila soldati polacchi, poi come rifugio per 1300 croati. Divenne infine centro di raccolta profughi per gli italiani dell’Istria e delle ex colonie.

 

CAMPI D'INTERNAMENTO NELLE MARCHE

 

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