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CAPOLAPIAGGIA

Il 24 giugno 1944 sulla popolazione di Letegge, Pozzuolo e Capolapiaggia, piccoli villaggi nei pressi di Camerino, si abbatteva una tremenda tragedia. Da giorni il territorio camerte era rimasto in balia dei tedeschi e subiva le devastazioni e le violenze del passaggio delle truppe in ritirata. Solo tre giorni prima erano stati uccisi 12 civili nella frazione di Morro.

A Letegge quella mattina si festeggiava San Giovanni Battista e la maggior parte dei paesani si recarono a Messa. Al termine della funzione, mentre la gente stava uscendo e le campane stavano suonando, scoppiò improvvisamente una prima granata sul sagrato della Chiesa. Le persone, terrorizzate, si dileguarono velocemente. Truppe tedesche si erano posizionate, senza farsi accorgere, sulle alture circostanti con il piano di attaccare e sterminare definitivamente i gruppi partigiani che avevano trovato un importante sostegno nella popolazione locale, solidale e protettiva nei loro confronti. Quando il comandante tedesco sentì il suono delle campane, ipotizzò che il parroco stesse facendo dei segnali ai partigiani e così ordinò l’apertura del fuoco.

I partigiani del Battaglione ≪Gian Mario Fazzini≫ erano da poco giunti a Letegge e Pozzuolo e, credendo che i tedeschi si stessero preparando a lasciare la zona, rimasero disorientati dall’attacco improvviso. Cercarono di organizzare una difesa, ma le mitragliatrici e il fuoco nemico sembravano averli accerchiati. Così, consci anche della loro inferiorità numerica e di armi, cercarono di sottrarsi allontanandosi in varie direzioni.

Nel pomeriggio il fuoco cessò. I tedeschi avevano raggiunto Pozzuolo, armati di mitragliatrici e bombe a mano. Iniziarono a cercare i partigiani casa per casa e quelli che non erano fuggiti pagarono con la vita la loro abnegazione. In quindici vennero uccisi. Uno di loro, Alessandro Sabbatini, che era la vedetta del Battaglione, prima di essere fucilato, subì un’ulteriore violenza: gli furono cavati gli occhi perché, come distintivo della sua mansione, portava appeso al collo un binocolo.

Intanto altri gruppi di tedeschi davano l’assalto ai villaggi vicini di Statte e Leteggiole. In quest’ultima località furono fatti prigionieri 18 partigiani, messi in fila e condotti a Letegge. Lì furono raggruppati insieme agli uomini presi nel paese: non c’erano solo partigiani ma anche capi famiglia e semplici contadini. Gli arrestati, in tutto 43, passando per il ponte di Letegge, furono fatti salire a Capolapiaggia.

Lì , i tedeschi spinsero verso il muro della chiesa gli uomini presi a Leteggiole, riconosciuti come partigiani da alcuni ex prigionieri tedeschi, e li passarono per le armi. Uno di loro, Giulio Lozzi, che si salvò perché non fu ferito mortalmente, ricorda quegli attimi così: ≪Veniamo allineati sull’orlo della intercapedine di scolo tra la parete e il campo, con le spalle al muro e il viso verso i tedeschi, che a brevissima distanza, quasi al centro del recinto, impugnano i fucili mitragliatori. (…) Caddi bocconi. Sentivo continuar le raffiche e mi cadevano sopra i corpi sanguinanti dei compagni≫ (Boccanera 1994, p.58).

Poi toccò agli altri. Dopodiché i tedeschi salirono sugli autocarri diretti a Camerino, intonando una canzone di guerra. Quel 24 giugno furono uccisi in tutto 15 uomini a Pozzuolo, 4 a Pielapiaggia e 40 a Capolapiaggia.

 

Bibliografia
G. Boccanera, Sono passati i tedeschi. Episodi di guerra nel Camerinese, ristampa a cura dell’Università degli studi, Camerino 1994.
V. Conti, A. Mulas (a cura di), Nuovi contributi per la storia della resistenza marchigiana, Affinità elettive, Ancona 2002.
L. Piccioni, A. Mulas (a cura di), Per la memoria della Resistenza nel Camerinese, Arte Lito, Camerino 2004.
N. Rilli, La Sagra di S. Giovanni. Pomeriggio di fuoco e di sangue a Letegge, Pozzuolo, Capolapiaggia (Camerino-Macerata), I quaderni del patriota, Macerata 1945.
 

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