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CAMERINO

Camerino si trova al centro della zona montana della provincia di Macerata, in una posizione geografica particolarmente favorevole al sorgere di gruppi partigiani.

Tuttavia la costituzione delle bande intorno al territorio camerte derivò anche dall’opera di alcuni antifascisti che, subito dopo l’8 settembre, si organizzarono per cercare un rifugio ai giovani renitenti alla leva, ai soldati sbandati e agli ex prigionieri scappati dai campi di concentramento. A Serrapetrona, località a qualche chilometro di distanza da Camerino, già la sera del 9 settembre, si era costituito un gruppo di una ventina di giovani stranieri e una quarantina di uomini del paese. La banda, che nel mese successivo si ingrossò vertiginosamente, era guidata da Don Nicola Rilli, vice parroco di Serrapetrona.

Altri gruppi si formarono tra il settembre del ’43 e la primavera del 1944 a Vallepovera, a Selvazzano e a Massaprofoglio. Quest’ultimo, poi conosciuto come Gruppo 205, nacque dall’iniziativa di una dozzina di giovani camerti. Nel mese di novembre, questi furono raggiunti dallo slavo Nicola Zoran Kompanjet, allora commissario politico a Camerino, che divenne loro comandante.
Questi gruppi agirono spesso in collaborazione tra loro, scambiandosi armi, munizioni, vestiario e provviste. In primavera i partigiani della zona erano giunti a controllare le arterie intorno alla statale 77, che collegava la Flaminia all’Adriatico, e la strada della Valnerina, che partendo da Terni raggiungeva la statale 77 passando per Visso e Pievetorina. Queste avevano una grande importanza strategica per i tedeschi poiché erano le sole che permettevano lo spostamento di mezzi e truppe dall’Adriatico al Tirreno e dal Sud al Nord. Pertanto dai primi di marzo, si susseguirono molte spedizioni da parte di Guardie repubblicane, Battaglioni M e tedeschi con l’intento di sterminare le formazioni partigiane della zona, bloccare le loro attività e interrompere ogni rapporto di solidarietà con la popolazione locale. Esemplari sono i successivi fatti di Braccano e di Montalto.

Nel corso del mese di giugno, visto le notizie che pervenivano sull’andamento della guerra, le truppe tedesche iniziarono gli spostamenti per la ritirata, pur mantenendo alcuni presidi in tutto l’alto maceratese. L’11 giugno gli Alleati occuparono Chieti e Pescara. Così le truppe tedesche ricevettero l’ordine di sgomberare entro 24 ore Camerino. Il giorno successivo la città rimase senza autorità civili e politiche, tanto che nella notte scapparono anche alcuni dei detenuti politici. Il 14 giugno e i giorni successivi furono segnati dalle attività vandaliche dei fascisti e dei tedeschi, in ritirata verso nord.

Il 19 giugno i tedeschi posizionarono dei cannoni sulla rocca della città, in previsione di un attacco alleato dalla strada di Foligno. Difatti, nel primo pomeriggio del 20, giunsero nella frazione di Morro quattro autocarri inglesi che si fermarono all’altezza della Chiesa parrocchiale. Le batterie della rocca di Camerino fecero fuoco e gli inglesi furono costretti a ritirarsi sulle alture vicine da dove, con cannoni di piccolo calibro, risposero all’attacco. Al tramonto il fuoco cessò e durante la notte, sia gli inglesi che i tedeschi tentarono di avvicinare le posizione. All’alba del 21 giugno lo scontro riprese e durò circa un’ora, causando la morte di quattro tedeschi e due inglesi. Questi ultimi, inferiori di numero, si rifugiarono a Serravalle.

La popolazione di Morro era rimasta terrorizzata e aveva paura di rientrare nelle proprie abitazioni. Verso sera, alcuni giovani provarono ad addentrarsi e si imbatterono nei corpi dei quattro soldati tedeschi morti nello scontro. Decisero di impossessarsi di una mitragliatrice rimasta sul terreno, per poi dirigersi verso la vicina località di Palentuccio. Pare che la scena fosse stata spiata dai tedeschi, i quali scatenarono una rappresaglia per cercare la mitragliatrice. Di notte circondarono Palentuccio e non appena arrivò l’alba iniziarono il rastrellamento: frugarono nelle case e radunarono nella piazza uomini, donne e ragazzi, in tutto una trentina di persone che incolonnate furono condotte verso la chiesa parrocchiale di Morro. Alla fine un ragazzo fornì le indicazioni per ritrovare la mitragliatrice e per questo gli fu salva la vita. Gli altri giovani invece, divisi in due gruppi, furono gettati sull’orlo del fosso che scende da Morro a Palente. Alle 7:30 una raffica di mitragliatrice diede avvio alla strage. Dei dieci si salvò solo Franco Vergari, di 23 anni, che raccontò: ≪Mi sentii cadere, a capofitto nel fosso, ebbi l’impressione di essere rimasto quasi illeso e rimasi immobile fino a quando non sentii più armi né voci. Allora mi rialzai, e non badando al dolore al braccio e allo stinco, me la detti a gambe≫ (Boccanera 1994, p.7-8). Dell’altro gruppo, composto da quattro vecchietti, si salvarono in due. Nella serata, venne ucciso anche l’anziano Domenico Fazzini mentre si trovava tranquillamente sulla porta di casa. I tedeschi giustificarono il fatto sostenendo di averlo scambiato per un partigiano. Le notizie su quanto accaduto a Morro giunsero a Camerino solo il 23 giugno.

Ma per il territorio camerte la violenza nazifascista era tutt’altro che finita, nel giorno 24 giugno seguiranno tragici fatti nelle vicine località di Letegge, Pozzuolo e Capolapiaggia.

Camerino venne liberata il 1° luglio 1944 dai partigiani di Bolognola, unitisi ai distaccamenti “Fazzini” e “Capuzi”. Giunsero nella città qualche ora prima dell’arrivo dell’VIII Armata Inglese. Nel dopo guerra Camerino ottenne la medaglia d’argento al valor militare con la seguente motivazione: ≪Memorie dei suoi nobili, antichi natali e del mai sopito goliardico, la città di Camerino, all’atto dell’armistizio, con la partecipazione di tutte le classi sociali, dava protezione a civili e militari sbandati e intraprendeva la lotta armata contro l’invasore, impegnandolo in numerosi e cruenti combattimenti senza tentennare di fronte alle rabbiose rappresaglie, offrendo glorioso esempio di amore per la propria terra e per la liberazione e resurrezione della patria≫ (Piccioni, Mulas 2004, p.110).

 

INTERNAMENTO LIBERO
Camerino fu anche utilizzata come luogo di internamento civile. Nel gennaio del 1942 vennero inviati dal campo di Pollenza a Camerino 18 ebrei, tra donne e bambini, di nazionalità anglo-libica. Si trattava di gente in gran parte in cattive condizioni di salute e priva di vestiario, tanto che l’intenso freddo invernale indusse le autorità ad ospitare gli internati presso la Rocca. Successivamente quasi tutte le donne ottennero che i mariti, ospitati in altri campi, le raggiungessero a Camerino. Non era insolito che se un campo di concentramento divenisse eccessivamente affollato e, contemporaneamente, ci fossero richieste di trasferimento da parte di internati o del responsabile del Campo, la Prefettura di competenza disponesse il trasferimento di internati. In particolare, veniva concesso a persone che avevano mantenuto una buona condotta, oppure per malattia o per ricongiungimento a parenti e familiari.

Risulta che il 18 marzo 1944 alcuni ebrei di nazionalità inglese, che erano internati alla rocca di Camerino, furono prelevati dai tedeschi e trasportati a Fossoli, insieme ad altri 59 ebrei, internati nei vari comuni della provincia, per finire anch’essi nei lager tedeschi (Giacomini 2008, p.182).


Bibliografia
G. Boccanera, Sono passati i tedeschi. Episodi di guerra nel Camerinese, ristampa a cura dell’Università degli studi, Camerino 1994.
Città di Camerino, Nel ventennale della Resistenza 1944-1964. Camerino ricorda e onora i suoi caduti, Camerino 1964.
Comune di Tolentino (a cura di), Tolentino e la resistenza nel Maceratese, Accademia Filelfica, Tolentino 1964.
V. Conti, A. Mulas (a cura di), Nuovi contributi per la storia della resistenza marchigiana, Affinità elettive, Ancona 2002.
R. Cruciani (a cura di), E vennero... 50 anni di libertà (1943-1993). Campi di concentramento, prigionieri di guerra, internamento libero nella Marche 1940-1945, Cooperativa Artivisive, Macerata 1993.
R. Giacomini, Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche 1943-1944, Affinità elettive, Ancona 2008.
L. Piccioni, A. Mulas (a cura di), Per la memoria della Resistenza nel Camerinese, Arte Lito, Camerino 2004.

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