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CALDAROLA

Dopo l’8 settembre, a Caldarola, piccola località di tradizione antifascista, si costituì un primo gruppo partigiano composto da giovani caldarolesi e slavi montenegrini, scappati dai campi di internamento della zona. Inizialmente si stabilirono in una casetta di cacciatori sulla collina boscosa del Bozzolone, sopra l’abitato di Caldarola. Successivamente il gruppo trasferì la sua sede nel castello della famiglia Maraviglia, nella piccola frazione montana di Vestignano, dove risultava più facile controllare la valle sottostante. Era la prima settimana di dicembre 1943 quando l’ingegner Luigi Pisani, lo storico antifascista Aldo Buscalferri, poi divenuto commissario politico del gruppo, i suoi figli Toto e Fedro, il tenente Corrado Giacobini e altri ancora di Vestignano e Caldarola si riunirono nello stanzone principale del castello, per dare ufficialmente vita al “Gruppo di Azione Garibaldina - G.A.G” che, nel corso dei mesi successivi, partecipò a varie azioni di disturbo e sabotaggio, all’apertura dei silos e alla conseguente distribuzione di grano alla popolazione.

Nel febbraio 1944, per iniziativa del CLN regionale e di quello di Macerata fu creato il Comando del IV Settore Montano, con l’obbiettivo di risolvere problemi di carattere logistico, militare e amministrativo. Entrarono a farvi parte anche Buscalferri e l’ing. Pisani il quale, addirittura, lasciò che la propria casa divenisse sede del Comando.

Il 19 febbraio 1944 fu compiuta la prima consistente incursione fascista a Caldarola: una colonna di repubblichini sparò contro un gruppo di persone che si accingeva a prendere il grano distribuito dai partigiani. Ne catturarono alcuni e il Capo della Provincia di Macerata, Ferruccio Ferazzani, decretò la fucilazione immediata di un contadino proveniente da Montalto: Agostino Mazzetti. L’uomo venne ucciso a bruciapelo nella piazza principale della città, dove è stata posta una lapide in sua memoria. A notte inoltrata i fascisti lasciarono Caldarola, portando con loro, ben legati, una trentina di ragazzi.

La notte del 19 marzo 1944, sempre nella piazza di Caldarola si verificò un violento scontro a fuoco tra partigiani e militi del presidio di Muccia. I repubblichini si trovavano in spedizione punitiva alla ricerca di Raoul Mattioli, ritenuto responsabile dell’uccisione di sette fascisti e dell’azione del mese precedente nell’osteria di Muccia. Dalla loro, parte del gruppo 201 con alcuni dei giovani da poco giunti a Montalto, erano diretti, su di un autocarro ortofrutticolo, a svolgere un’azione di prelevamento. Si trattò di uno sfortunato incontro che finì con la cattura dei dodici partigiani ritrovatisi in gabbia nel vano di carico e con il ferimento non mortale di Franco Belfiori, lasciato a terra nella piazza perché creduto morto. Ecco come ricorda quegli attimi uno di loro, Nello Salvatori: ≪I fascisti iniziano allora una sparatoria spaventosa. Noi dodici chiusi nell’autocarro e con armi non a portata di mano, attaccati di sorpresa, non potendoci difendere ci arrendiamo a malincuore. Ci fanno scendere dall’auto salutandoci con cassate di fucile≫ (La tragedia di Montalto 1945, p.13).

I partigiani furono condotti alla caserma di Muccia e lì interrogati perché rivelassero informazioni preziose sui gruppi e l’attività armata nella zona. Probabilmente per paura di morire, in cinque collaborarono fornendo dettagli importanti anche sulla situazione del nuovo gruppo di Montalto. Gli altri sette, invece, furono condannati a morte immediata, sebbene alla fine l’esecuzione venisse rimandata alla mattina del 22 marzo a Montalto, dove sarebbero stati fucilati insieme agli altri partigiani rastrellati nel corso dell’operazione. Quel giorno, durante il rastrellamento rimasero uccisi, nei pressi di Vestignano, i giovani Nicola Peramezza, MarioRamundo, Guidobaldo Orizi e Lauro Cappellacci. Il commissario Aldo Buscalferri venne ucciso da una pattuglia nazifascista sulla montagna di Pievefavera, frazione di Caldarola, mentre stava tornando in dietro verso Vestignano per aiutare i fuggitivi. Nel dopo guerra ottenne la medaglia d’argento alla memoria al valor militare. Invece l’ingegner Pisani, catturato in casa, venne trasferito il giorno successivo a Muccia per poi essere gettato nel fiume Chienti, dopo aver subito torture e sevizie.

A Caldarola, nel viale d'accesso al paese, sulla sinistra, si può vedere il monumento in memoria di alcuni partigiani, tra cui Aldo Buscalferri, Brandelisio Rocchi e Francesco Mercorelli.
 

Bibliografia
Associazione Giovanile ≪Exclesior≫ San Francesco, La tragedia di Montalto. Simbolo di libertà e giustizia del racconto del superstite Nello Salvatori 22 marzo 1944, Tolentino 1945.
G. Boccanera, Sono passati i tedeschi. Episodi di guerra nel Camerinese, ristampa a cura dell’Università degli studi, Camerino 1994.
E. Calcaterra, (a cura di), Noi c’eravamo, 22 marzo 1944. L’eccidio di Montalto nelle fonti essenziali, 1944-1964, Istituto editoriale europeo, Tolentino 1989.
-Queste mura cadranno. Uomini, storie e memorie del ’44, ANPI Tolentino e Comune di Tolentino, Tolentino 1990.
-Anime belle anime perse. La generazione degli antieroi, ANPI e Comune di Tolentino, Tolentino 1991.
Comune di Tolentino (a cura di), Tolentino e la resistenza nel Maceratese, Accademia Filelfica, Tolentino 1964.
M. Fattorini, Guerra ai nazisti. Il racconto di un patriota chiamato Verdi, Il labirinto, Macerata 2004.
R. Giacomini, Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche 1943-1944, Affinità elettive, Ancona 2008.
L. Pasquini, N. Re (a cura di), I luoghi della memoria. Itinerari della Resistenza marchigiana, Il lavoro editoriale, Ancona 2007.
 

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