
LE BANDE PARTIGIANE NELL’ANCONETANO
Ad Ancona e nella provincia sorsero i Comitati di Liberazione Nazionale (CLN) e i Gruppi di Azione Patriottica (GAP), i primi con il compito di organizzare la lotta contro i tedeschi e i secondi con quello di effettuare azioni di sabotaggio, recupero di armi e azioni di disturbo nei confronti dell’esercito occupante. Il CLN di Ancona era composto da Oddo Marinelli, per il Partito d’azione, Luigi Ruggeri, per il Partito comunista, Francesco Rabini, per il Partito popolare, Alessandro Bocconi, per il Partito socialista. Sorsero in questo contesto il “buco stampa” del Partito comunista e la scuola per commissari politici, entrambi importanti per la formazione dei quadri dirigenti della resistenza nella provincia.
Dal gennaio al luglio del 1944 i GAP realizzarono diverse azioni di sabotaggio in diverse zone della città a danno dei tedeschi: distruzione degli scambi e dei macchinari alla stazione ferroviaria, annientamento di un convoglio tedesco carico di munizioni, disattivazione delle mine tedesche. Anche il CLN di Jesi si costituì ai primi di settembre. Ne facevano parte per il Partito comunista Pietro Contuzzi, per il Partito repubblicano Pacifico Carotti e Alfredo Ponzetti, per il Partito popolare Alfredo Pellegrini, a cui si aggiungono gli antifascisti Bruno Serrani e Guglielmo Brunori. Durante la Resistenza, i GAP di Jesi riuscirono a raccogliere numerose armi, munizioni e indumenti di casermaggio frutto degli assalti alla caserma dei carabinieri di Chiaravalle e al deposito militare di Senigallia. Nel mese di maggio del ’44, il comando della brigata Ancona convocò i comandanti e i commissari politici delle formazioni partigiane operanti nella zona per elaborare una strategia d’azione volta a colpire più duramente l’esercito nazifascista. Il territorio della zona di Ancona fu suddiviso in tre settori, ciascuno di essi affidato ad un distaccamento GAP. La città di Ancona è affidata al GAP comandato da Ugolini, il settore sulla litoranea adriatica fino a Chiaravalle sotto il comando di Franco Galavotti, mentre il terzo settore ubicato sulla parte collinosa intorno al capoluogo diretto da Leandro Mancinelli e Fabrizi.
Nella zona interna della provincia di Ancona, nelle aree collinari e montuose, si formarono i gruppi partigiani combattenti.
Il gruppo “Porcarella”, anche conosciuto come gruppo “Agostino”, si era originato da quello che fu il gruppo di Mario Batà, attivo a Poggio San Romualdo (Porcarella), Castelletta, San Giovanni, Val di Castro, Frontale e Poggio San Vicino. La formazione era comandata dal tenente Agostino Pirotti, che, nel marzo del 1944, era subentrato a Piero Boccacci. La piana di Porcarella era stata scelta come base per la ricezione dei lanci alleati, grazie ai quali i gruppi partigiani della zona del San Vicino si rifornirono di armi moderne ed efficaci. Il 2 febbraio del ’44, il gruppo partecipò all’assalto del treno di Albacina e, grazie anche all’armamento adeguato mandato con i lanci, l’azione fu un successo. Il 24 marzo i partigiani guidati da Pirotti presero parte anche alla battaglia di Valdiola, perdendo sul campo 5 uomini.
Nei pressi di Serra San Quirico, sul Monte Murano, si formò il gruppo “Lupi di Serra”, comandato da Giuseppe Pandolfi, conosciuto con il nome di Peppe de’ Roma. Tra le azioni militari compiute dalla formazione di Serra è da ricordare l’azione contro la caserma della guardia di finanza di Centofinestre, vicino Filottrano, la quale permise di recuperare armi, vestiario e viveri.
Il gruppo “Fabriano” era formato da tre distaccamenti: il “Tigre”, comandato dal tenente Egidio Cardona e dislocato a Collamato; il “Tana”, guidato dal tenente Giovanni Pierantoni, che operava tra Cancelli e San Donato; infine il distaccamento “Lupo”, al comando di Bartolo Chiorri, che si formò sui monti di Capretta e, in un secondo momento si spostò a Lentino, vicino Frontale. I distaccamenti furono impegnati in azioni di sabotaggio e di disturbo su strade e ponti, in attacchi alle caserme, alle linee e alle stazioni ferroviarie. In particolare il gruppo Lupo è ricordato per aver partecipato all’assalto del treno di Albacina, durante il quale persero la vita due partigiani del distaccamento: Attilio Roselli ed Ercole Ferranti.
Il gruppo di Sassoferrato, anche conosciuto come III Battaglione Ferruccio, si formò nella vicina località di Montelago. La formazione era comandata da Diego Boldrini, il quale aveva dato anche vita al CLN di Sassoferrato. Il gruppo operò nella zona con azioni di sabotaggio e distrusse più di un ponte per ostacolare la ritirata dei tedeschi.
Le formazioni partigiane operanti nel territorio di Arcevia furono essenzialmente tre: il distaccamento “Sant’Angelo”, comandato da Attilio Avenanti (Polli); il “Patrignani”, guidato da Gino Lazzari (Leò) e il distaccamento “Maggini”, al cui comando era Domenico Biancini (Sirio). Le prime azioni dei gruppi di Arcevia erano finalizzate al recupero di armi e al rifornimento di viveri per la popolazione. Alla fine di gennaio il distaccamento “Sant’Angelo” si unì al “Maggini” sotto la guida di Biancini. Il 17 aprile venne effettuato l’assalto al presidio fascista di guardia alla miniera di Cabernardi, furono fatti prigionieri una dozzina di uomini che vennero portati sotto stretta sorveglianza alla base partigiana. Il 4 maggio1944 il distaccamento “Maggini” fu vittima del sanguinoso rastrellamento tedesco avvenuto sul Monte San’Angelo.