
A seguito dell’annuncio dell’armistizio e allo sbandamento delle forze armate italiane, ad Ascoli fecero ritorno e transitarono i soldati che avevano abbandonato i reparti dell’esercito. In città, il prefetto ordinò che tutti gli uffici militari continuassero il loro lavoro, le truppe ascolane furono consegnate nelle caserme in attesa dello svolgersi degli eventi e non si registrarono defezioni di rilievo.
I tedeschi giunsero in città il 12 settembre. Guidati dal tenente Hoffmann, si diressero verso la caserma Umberto I sparando e pretendendo la resa, ma gli italiani, sotto il comando del colonnello Santanché, reagirono con il lancio di una bomba a mano che fece saltare ed incendiare una camionetta tedesca. Ne seguì uno scontro violento nel quale persero la vita il sergente Lepori e il tenente Albanesi. Nelle file nemiche trovarono la morte lo stesso tenente Hoffmann ed alcuni soldati tedeschi. Poco dopo una colonna tedesca si diresse verso la frazione di SS. Filippo e Giacomo, detta delle Casermette, dove gli avieri erano già disposti a difesa lungo la linea ferroviaria e dove semplici cittadini erano armati e appostati tra le case e sopra i tetti. Nel conflitto a fuoco che seguì vi furono diverse decine di feriti e caduti da entrambe le parti e l’intera colonna tedesca, oltre un centinaio di uomini e una ventina di mezzi, si arrese. Gli ufficiali tedeschi trattarono la tregua e si giunse ad un accordo che portò allo scambio di prigionieri. I soldati italiani abbandonarono le loro caserme e salirono sul Colle San Marco, dove successivamente si radunarono numerosi civili portando armi e munizioni recuperate nelle stesse caserme in abbandono.
Si organizzò qui una banda partigiana comandata dal capitano Tullio Pigoni e dal sottotenente Spartaco Perini e costituita da militari fuggiti da Ascoli dopo l’episodio delle Casermette, da civili, da ex prigionieri alleati fuggiti dai campi di concentramento. Tuttavia nella notte numerosi soldati si sbandarono, sciolsero le fila e tornarono a casa. Ad Ascoli si formò anche un comitato cittadino di antifascisti che provvedeva a raccogliere materiale come cibo, coperte, vestiario da inviare ai partigiani del Colle San Marco, i quali potevano così organizzarsi in vista della futura battaglia contro l’esercito tedesco. Il 3 ottobre con una manovra di accerchiamento i tedeschi della divisione Herman Goering attaccarono il Colle san Marco. La resistenza si protrasse per alcune ore, ma al termine molti morirono e altri furono costretti a fuggire. A questo episodio seguì un ulteriore rastrellamento tedesco di vaste proporzioni nel corso del quale furono catturate un centinaio di persone tra cui numerosi civili, in gran parte deportati in Germania. Il 5 ottobre l’esercito tedesco riusciva a prendere possesso di Ascoli.
Dopo i fatti del San Marco, alcuni ascolani si organizzarono in piccoli gruppi combattenti che si formarono in località vicine, specialmente sulle alture che circondavano la città, altri invece presero la strada della montagna. I primi nuclei armati della zona dell’ascolano e del fermano, si costituirono nella zona pedemontana dei Sibillini, da Amandola ad Acquasanta, e lungo la litoranea adriatica, da Porto d’Ascoli a Porto Sant’Elpidio.
LE BANDE PARTIGIANE NELL’ASCOLANO
Durante l’inverno le azioni furono rallentate dal maltempo e dalla fitta neve che cadeva sui Sibillini, i partigiani erano infatti privi di scarponi e vestiti che consentissero di affrontare le asprezze della montagna e si erano arroccati nei paesi lì intorno in attesa che svernasse. Tutto ciò però portò le bande ad essere circondate. Davanti a loro avevano i tedeschi del reggimento “Brandeburg” e alle spalle le montagne innevate dove ogni possibilità di ritirata era preclusa.
Nel marzo del '44 si verificò la vasta azione di rappresaglia ad opera dell’esercito nazista con lo scopo di liberare dalla presenza di bande partigiane le strade che conducevano a nord della penisola.
Due episodi coinvolsero i partigiani e la popolazione dell'ascolano, il 9 marzo a Rovetino venne attaccata la banda Paolini e l’11 marzo a Pozza e Umito venne attaccata la banda Bianco. In entrambi i casi furono uccisi anche civili inermi. Il 18 marzo l’offensiva tedesca toccò un paese collocato nel cuore dei Sibillini, Montemonaco.
La liberazione della città avvenne tra il 18 e il 20 giugno 1944 con la collaborazione attiva di gruppi di partigiani, ad opera del CIL (Corpo Italiano di Liberazione). I primi ad entrare in città furono il 184° reggimento paracadutisti della Nembo e il 61° battaglione allievi ufficiali bersaglieri.
In numerosi centri del Piceno i GAP locali erano insorti ed avevano costituito i primi nuclei dei locali Comitati di Liberazione Nazionale (CLN). Il resto della provincia fu liberato nei giorni successivi dal 2° Corpo d’Armata polacco.
Frammento di intervista WILLIAM SCALABRONI, partigiano combattente a COLLE SAN MARCO, tratta da ARCHIVI DELLA RESISTENZA