
ANCONA
DOPO L’8 SETTEMBRE
L’armistizio dell’8 settembre 1943 segnò per l’esercito italiano un momento di sbando, le truppe furono lasciate senza guida e senza direttive. Ad Ancona gli ufficiali avevano trattenuto i giovani militari di leva nelle locali caserme Villarey e Cialdini fino a nuovo ordine. Il 13 settembre i primi carri armati tedeschi entrarono in città, l’occupazione cominciò proprio dalle caserme; i soldati che non erano riusciti a scappare vennero arrestati e consegnati in caserma in attesa di essere inviati nei campi di concentramento. Si attivò una rete di solidarietà popolare con l’intento di liberare i soldati rimasti segregati nel presidio di Villarey, numerosi cittadini entrarono nella caserma passando per le finestre o per cunicoli sotterranei, scavalcando al buio il muro di cinta o entrando col pretesto di fare dei lavori, per permettere ai giovani soldati di fuggire. Uno dei principali luoghi di resistenza civile fu l’ospedale Umberto I, dove il personale sanitario si adoperò in diverse attività a sostegno della popolazione. Di rilievo anche il lavoro svolto dagli operai del cantiere navale i quali crearono intralci alla produzione di commissioni tedesche e nel contempo cercarono di salvare i macchinari dai bombardamenti assai frequenti nella zona del porto. Venne anche provocato un crollo dell’intero edificio dei magazzini generali del cantiere per permettere di conservare sotto le macerie molto materiale utile e prezioso nei mesi successivi alla liberazione.
INIZIA LA RESISTENZA
La figura di maggior spicco della resistenza anconetana e marchigiana fu, fino a febbraio del ’44, Gino Tommasi (Annibale), il quale fu catturato dai tedeschi e deportato nel campo di concentramento di Mathausen, dove poi morì l'anno successivo. Dopo il suo arresto il comando della brigata Ancona passò al suo vice Amato Tiraboschi (Primo). In aprile si costituì la V Brigata Garibaldi Marche la cui base operativa fu posta all’Aspio, a circa 10 km da Ancona, e il Comando generale delle Brigate Garibaldi nominò comandante Alessandro Vaia (Alberti), mentre come commissario politico fu incaricato Rodolfo Sarti (Ernesto). La località scelta se pur poco difendibile perché molto scoperta, aveva il vantaggio di essere in una posizione strategica per raggiungere facilmente sia Ancona che Macerata, oltre che Osimo e Cingoli.
LE BANDE PARTIGIANE NELL’ANCONETANO
1943 – 1944
Tra l’ottobre del ’43 e il gennaio del ‘44 la provincia di Ancona fu interessata da numerosi bombardamenti. Il 16 ottobre ci fu il primo bombardamento della città di Ancona a cui ne seguirono altri, tra cui quello più duro del 1° novembre 1943. La città di Jesi fu colpita la prima volta il 3 novembre. Chiaravalle ne subì uno devastante il 17 gennaio che provocò circa quattrocento morti, e due giorni dopo anche Jesi venne colpita da un nuovo raid aereo nella zona dell’aereoporto. Anche Falconara Marittima fu ripetutamente colpita da bombardamenti aerei, il più devastante fu quello del 30 dicembre 1943 , al quale ne seguì un secondo il 20 gennaio 1944.
I BOMBARDAMENTI NELLA PROVINCIA DI ANCONA
Dopo l’8 settembre, nel territorio della provincia di Ancona, si era subito organizzata la lotta armata. Fino alla fine dell’anno le azioni partigiane si erano concentrate in atti di sabotaggio nei confronti dell’esercito nazifascista e di assalti alle locali caserme dei carabinieri per recuperare le armi. I sabotaggi continuarono per tutto l’inverno e il 2 febbraio 1944 una cinquantina di uomini dei gruppi di Fabriano e Poggio San Romualdo, presso la stazione di Albacina, attaccarono un treno che trasportava circa 700 giovani destinati all’esercito repubblichino.
Nel periodo che va dal gennaio del 1944 fino alla liberazione, le organizzazioni partigiane aumentarono la loro attività di guerriglia e ci furono numerosi scontri diretti con l’esercito nemico. I tedeschi passarono all’offensiva attuando rastrellamenti serrati in tutta la zona dell’anconetano, tra i quali il più feroce fu quello effettuato a Monte Sant’Angelo, vicino Arcevia, in cui persero la vita circa 50 persone tra partigiani e civili.
LA LIBERAZIONE
Nel mese di luglio nella provincia di Ancona vi fu il passaggio del fronte con combattimenti su tutta la zona, che facevano seguito a un lungo periodo di bombardamenti pesanti su città e paesi. L’insieme degli scontri avvenuti nel mese di luglio prendono il nome di “battaglie di Ancona” perché l’obiettivo che si ponevano gli alleati era la conquista del porto di Ancona. Le battaglie per la conquista del porto avvennero in due fasi, la prima prese avvio a Loreto il 2 luglio dove i polacchi erano entrati il giorno precedente; il 4 luglio venne liberata Castelfidardo e il 6 luglio Osimo. Il 9 luglio il CIL (Corpo italiano di liberazione) liberò Filottrano. Conquistati questi paesi in posizione dominante rispetto ad Ancona, prese avvio il piano per la conquista del porto (seconda battaglia di Ancona).
Il 18 luglio 1944 la città venne liberata dal II corpo d’Armata polacco afferente all’VIII armata alleata.